L’affascinante contesto urbano e sociale dell’Esquilino stimola ormai da decenni l’attività di associazioni cittadine intenzionate a battersi per il riscatto di un rione fra i più complessi del centro storico, caratterizzato da una storia ricchissima, testimoniata da monumenti rappresentativi della grandezza di Roma, ma anche scenario di insostenibili problematiche sociali.

Lo scopo

rafforzare la collaborazione fra i diversi soggetti di cittadinanza attiva, le istituzioni e gli operatori economici e culturali presenti nel territorio del Rione XV di Roma, ricco di tesori storici ma anche di contraddizioni

Il metodo

è quello di condividere anzitutto conoscenza e linguaggi: una conoscenza integrata, applicata e partecipata del Rione, il cui patrimonio culturale (immateriale e materiale) sia apprezzato come bene comune, ambito di confronto, leva di sviluppo

La modalità

scelta è quella di facilitare al massimo, per tutti, l’accesso alla conoscenza di tutti i tipi di fenomeni, azioni, strutture, valori di ogni genere che connotano l’Esquilino: un vero sistema umano e urbano, dove ogni elemento interagisce con tanti altri, tutti da comprendere e valutare contestualmente, se si vogliono evitare scelte solo apparentemente risolutive, ma in realtà parziali e in contraddizione con altre importanti esigenze.

Riattivando ed attualizzando metodi partecipativi già sperimentati in Esquilino negli anni Novanta, il “Gruppo di lavoro via Giolitti”, promotore del progetto, e gli enti che ne hanno condiviso l’approccio hanno dato vita al forum “Esquilino chiama Roma”, ideato quale spazio di condivisione ed interazione fra cittadinanza e istituzioni, che individua nel riconoscimento di valore del patrimonio culturale materiale e immateriale una trading zone, ossia un possibile e pregiato ambito di dialogo collaborativo fra gruppi e funzioni diverse, nonostante esigenze ed interessi contrapposti.

Si tratta dunque di una ricerca-azione articolata su tre assi operativi:

  • un progetto urbano per la riqualificazione del Rione

  • un piano di coesione socio-culturale sostenibile

  • un programma di valorizzazione del patrimonio culturale

Nell’attuazione concreta delle politiche pubbliche relative all’Urbe - compreso il piano di gestione del sito Unesco ‘Centro storico di Roma’ - c’è finora ancora troppo poco in fatto di accesso condiviso alla conoscenza, processi partecipati, visione concretamente integrata, innovazione. La componente di azione del progetto - oltre che nel produrre e socializzare conoscenza partecipata - consiste nell’individuare e promuovere interventi “nodali”, la cui ricaduta, cioè, abbia effetti benefici che si estendono ben oltre l’oggetto di azione, a motivo delle molteplici connessioni nel “sistema Rione”. A questo mira la collaborazione fra enti pubblici e privati, cittadini e dipartimenti universitari, gruppi di cittadinanza attiva ed istituzioni: tutti invitati a confrontarsi cercando soluzioni sulla base di conoscenze adeguate e condivise. L’auspicio, dunque, è di promuovere la costituzione in Esquilino - e in Roma! - di una learning community quale nucleo generatore di una heritage community, così come proposto dalla Convenzione di Faro.

Infatti, non si può abitare né governare un sito... se non lo si comprende insieme!

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